La Biblioteca Vincenzo Bindi da lascito a biblioteca civica

di Cinzia Falini

È difficile … che un vecchio bibliotecario pensi

che rinascendo sceglierebbe un’altra professione.

Luigi De Gregori

L’importanza della Biblioteca Bindi di Giulianova, legata al Comune dall’Illustre studioso Abruzzese, è nota non soltanto nella Regione, ma anche fuori di essa, tant’è vero che spesso affluiscono da varie parti d’Italia ricercatori a compiere studi sui manoscritti e documenti da essa posseduti”(1). Con queste parole il soprintendente bibliografico per l’Abruzzo e il Molise Giorgio De Gregori relazionava sui lavori di riordinamento di cui la biblioteca era stata oggetto. Era il 1955; ma la sua “storia” inizia trent’anni prima.

Il primo atto di volontà con il quale Vincenzo Bindi dispose di lasciare alla sua Giulianova tutto il materiale librario in suo possesso e disperso nelle sale della sua casa risale al 1924(2).

Nel testamento, datato 25 maggio, la volontà di legare al Comune di Giulianova ciò che nella sua lunga vita aveva raccolto è chiarissima; non ci sono incertezze né tentennamenti.

A questo primo testamento olografo ne seguirono altri relativi esclusivamente alla distribuzione della proprietà agli eredi in seguito alla morte del fratello Ernesto; mai un passo indietro, mai una titubanza circa la decisione di lasciare la sua raccolta di libri e di dipinti al Comune di Giulianova.

Ernesto, fratello maggiore di Vincenzo, nel testamento letto a palazzo Bindi il giorno dopo la sua morte sopraggiunta il 19 settembre 1927(3), mentre disponeva beni a favore dei nipoti, destinava al Municipio di Giulianova la porzione di sua proprietà del palazzo e al fratello Vincenzo la metà dell’orto prospiciente la casa e i quadri. Ernesto nominò la moglie, Giuseppina Paccamilli, usufruttuaria. Il 12 novembre 1927 il Comune di Giulianova deliberava l’accettazione del lascito(4); i locali donati al Municipio erano i seguenti: tre vani seminterrati da cui si accedeva e si accede tutt’oggi da via Bindi e che venivano usati come cantina e dispensa; quattro vani al primo piano con ingresso da corso Garibaldi (e dunque una porzione dell’appartamento oggi occupato dagli eredi Bindi) e il piano dove oggi si trova la biblioteca.

Dopo la morte di Ernesto, Vincenzo Bindi corresse le disposizioni testamentarie con l’ultimo testamento olografo, datato 21 dicembre 1927, pochi mesi prima della morte sopraggiunta dopo una lunga malattia, il 2 maggio 1928, a Napoli. Le sue spoglie furono trasportate a Giulianova dove giunsero la mattina del 5 maggio; il giorno seguente, domenica, ebbe luogo la funzione funebre e fu sepolto nel cimitero della città(5).

Il Comune di Giulianova si fece carico, pur con l’aiuto di una pubblica sottoscrizione, delle spese per le onoranze funebri al munifico concittadino riconosciuto illustre personaggio della cultura e dell’arte. Rispettato e onorato, godeva la massima stima in città tanto che, ancora in vita, il Consiglio comunale, con deliberazione del 19 dicembre 1925, intitolò a suo nome la via cittadina denominata “Porta Marina” che costeggia il lato Est del palazzo(6).

L’Estratto da processo verbale di deposito di testamento olografo del defunto Vincenzo Bindi redatto dal notaio Bernardo Sigismondi il 6 luglio 1928 e registrato il 25 luglio 1928 raccoglie tutte le disposizioni testamentarie; leggiamo chiarissime le volontà di Bindi che vengono più volte ripetute: “… ripetizioni, necessarie perché la mia volontà sia ben precisa ed eseguita”; egli lasciò al Municipio di Giulianova: “la proprietà del I° e 3° piano, col relativo, inseparabile ammezzato [soffitta], della mia casa di Giulianova, con l’obbligo di conservarli in perpetuo … e di destinare il I° piano ad uso di Biblioteca e Gabinetto di lettura; il 3° e relativo ammezzato ad uso di gabinetto artistico”(7); nominò la moglie Rosina(8) e la di lei nipote Costanza Rossi(9) usufruttuarie.

Aggiunse anche tutti i beni mobili: “… tutti i miei libri, nessuno escluso e in qualunque parte della mia casa si trovassero, tutti i dipinti ad olio, ad acquerello ed a tempera, tutti i disegni con le rispettive cornici, l’album grande ligato in seta degli autografi, tutti gli altri autografi da me posseduti, tutta la corrispondenza da me fatta ligare in volumi, tutti gli albums, i diplomi, i titoli miei e di mio suocero il Comm.re Gonsalvo Carrelli e mio cognato Giuseppe Carrelli, le cartelle, gli albums d’onore regalatimi durante la mia lunga e onorata carriera, tutte le medaglie e le decorazioni mie e del predetto mio suocero”(10). Di questo materiale aveva preparato un accurato inventario; ciò che si trovava nei locali della sua casa non menzionato negli inventari era destinato in proprietà alla moglie. L’unico pronipote beneficiato fu Vincenzo Bindi al quale lo zio lasciò la proprietà del mezzanino del quale dispose comunque l’usufrutto a favore della moglie e della nipote(11). Alla lettura del testamento seguirono, in breve tempo, le procedure tecniche e burocratiche per l’accettazione del lascito da parte del Comune di Giulianova(12).

Vincenzo Bindi aveva inserito nel testamento anche dei lasciti in forma di titoli di rendita che riguardavano diversi Enti tra i quali la Congregazione di Carità di Giulianova al quale destinò “un cospicuo lascito di titoli di rendita pubblica per l’ammontare di £. 60.000”(13) per la costruzione dell’ospedale civile(14); il Comune ne deliberò l’immediata accettazione(15). Già nell’estate del 1928 il Comune di Giulianova affrontava con impegno la gestione dell’enorme lascito; aveva ricevuto una ricchissima pinacoteca ed una biblioteca ma non poteva disporre dei locali a motivo della clausola testamentaria relativa agli usufrutti che impediva l’apertura al pubblico delle stesse prima della morte delle tre usufruttuarie.

Palazzo Bindi nel 1928 risultava così diviso:

– seminterrato e orto: affacciavano su via Bindi, lasciati al Comune venivano utilizzati, in virtù del diritto di usufrutto, da Giuseppina Paccamilli vedova di Ernesto Bindi, da Rosina Carelli, Costanza Rossi e Amina Franchi; il lascito era sottoposto alla condizione che fosse trasformato in giardino;

– primo piano: ingresso da corso Garibaldi; era il piano (più probabilmente una porzione di esso) abitato da Vincenzo Bindi(16) e occupato, sempre in virtù dell’usufrutto, da Rosina Carelli e Costanza Rossi;

– secondo piano: il piano abitato da Ernesto e occupato da Giuseppina Paccamilli (attualmente sede della biblioteca civica);

– terzo piano: appartamento di Vincenzo Bindi (sede oggi della pinacoteca civica) di cui restavano usufruttuarie Rosina Carelli e Costanza Rossi che facevano valere lo stesso diritto anche sul mezzanino ereditato dal nipote Vincenzo Bindi.

Rosina Carelli e Costanza Rossi erano usufruttuarie anche dei locali che affacciavano su corso Garibaldi, alla sinistra del portone di entrata; qui fu allestita la biblioteca che era sistemata in due vani “… i soli disponibili nel palazzo Bindi”(17).

Fu Rosina a chiedere a Giuseppe De Bartolomei, legato da affettuosa amicizia a Vincenzo Bindi, di prendersi cura dei volumi(18) che, riuniti nei locali che il Comune aveva preparato e arredato con scaffali acquistati con una pubblica sottoscrizione(19),

furono ordinati da De Bartolomei. La biblioteca si divideva in due sezioni: una raccoglieva le opere di abruzzesistica e arte abruzzese, l’altra opere di cultura varia; essa non rappresentava costi per il Comune di Giulianova perché De Bartolomei svolgeva gratuitamente il suo lavoro e Rosina Bindi si occupava delle spese di pulizia e di conservazione.

Nell’estate del 1928 il Comune di Giulianova avviò i contatti con la R. Soprintendenza all’Arte Medioevale e Moderna degli Abruzzi e del Molise per quanto atteneva alla pinacoteca e con il Ministero dell’Educazione nazionale per la biblioteca. Mentre le questioni burocratiche e amministrative facevano il loro corso (le perizie estimative, l’accertamento che sullo stabile non esistessero ipoteche e quant’altro necessario all’Amministrazione per acquisire la proprietà del bene)(20), sia la Soprintendenza sia il Ministero sollecitavano l’apertura al pubblico della pinacoteca e della biblioteca.

Nell’agosto 1928 il podestà Amato Alfonso Migliori comunicava al soprintendente, Armando Venè che ne aveva fatto richiesta in data 27 luglio 1928, l’elenco dei beni pervenuti al Comune con il lascito Bindi precisando però che sul lascito gravava l’usufrutto(21). Nel mese di settembre il Comune procedeva ai pagamenti di alcuni lavori eseguiti per la sistemazione della biblioteca, situata nei locali a sinistra del portone d’ingresso: vennero ridipinti i locali, le due finestre e si provvide all’impianto di illuminazione con il posizionamento di due lampadari(22).

Ben presto la vedova di Vincenzo Bindi si persuase della difficoltà legata alla conservazione dei beni oggetto del lascito e, su consiglio dell’avv. Francesco Cerulli(23), decise di rinunciare ai suoi diritti di usufrutto sia sul terzo piano (l’attuale pinacoteca), sia sulla biblioteca. Il podestà Domenico Trifoni deliberò l’accettazione della proposta di riunione dell’usufrutto con la nuda proprietà del terzo piano e della biblioteca e identificò nel dott. Giuseppe De Bartolomei il delegato al quale affidare il compito di prepararne la consegna che avvenne il 27 novembre 1930. Alla presenza del podestà, di Costanza Rossi in rappresentanza di Rosina Bindi, del segretario comunale dott. Antonio Lattanzio, dell’avv. Francesco Cerulli esecutore testamentario, il dott. Giuseppe De Bartolomei ricevette in consegna, in nome e per conto del Comune di Giulianova, il terzo piano del palazzo Bindi e i libri e volumi custoditi a piano terra; procedette al controllo accurato dei volumi, servendosi del Catalogo(24) appena pubblicato, e di 2004 schede preparate dallo stesso Bindi con la descrizione dei quadri(25).

Oltre alle necessarie polizze assicurative sullo stabile e sui beni in esso contenuti(26), il commissario prefettizio aveva deliberato la cessione di un’area cimiteriale di 36 mq a favore di Rosina Bindi per “l’erezione di una tomba gentilizia per la famiglia del defunto Prof. Vincenzo Bindi” (27). Erano stati compiuti diversi atti: era stato avviato il riordino della biblioteca affidato a De Bartolomei, era arrivata al Comune la proprietà del terzo piano grazie alla rinunzia all’usufrutto della vedova Bindi, il palazzo era stato assicurato.

Nel 1934 si provvide anche a sanare la posizione di Giuseppe De Bartolomei; con delibera dell’8 maggio 1934 venne incaricato, temporaneamente, di svolgere il servizio al quale aveva provveduto dal 1928 e venne fissato un compenso annuo(28). Sicura della ormai riconosciuta posizione di De Bartolomei, la vedova Bindi, su pressione del sovrintendente bibliografico per gli Abruzzi, concesse l’apertura al pubblico; la biblioteca, a partire dal 6 luglio 1937(29) era aperta nei giorni feriali dalle 11 alle 12 e dalle 16 alle 18.30. L’apertura al pubblico avvenne senza clamore nel desiderio di non arrecare disturbo alle usufruttuarie che abitavano il palazzo; prudenza consigliata dal podestà al soprintendente bibliografico in una comunicazione nella quale già si legge l’intenzione di trasferire la biblioteca, appena le condizioni lo avessero permesso, al primo piano dello stabile(30).

Altro passo avanti nel tentativo di strutturare un servizio che fosse duraturo è rappresentato dal sussidio di £. 2.000 che il Ministero per l’Educazione nazionale concesse per l’anno 1937 con il fine specifico di garantire l’apertura della biblioteca. La certezza del sussidio e il fatto che il dott. De Bartolomei assolvesse già a questa mansione determinò un aumento del suo compenso a £. 150 mensili(31).

Nel 1936 intanto il Comune di Giulianova aveva acquisito il piano mezzanino (la soffitta); Vincenzo Bindi (nipote del Nostro) vendette al Comune, per £. 5.000 la nuda proprietà della soffitta e Rosina Carelli e Costanza Rossi contestualmente rinunciarono al diritto di usufrutto(32). A circa dieci anni dal lascito la situazione era quindi notevolmente cambiata: i locali del terzo piano e il mezzanino erano finalmente di proprietà al Comune che ora poteva procedere alla sistemazione della pinacoteca; la biblioteca, seppur sacrificata in spazi angusti, era stata ordinata ed aperta al pubblico. Il numero dei lettori della biblioteca fu di 365 nel 1938 e di 393 nel 1939; erano prevalentemente studenti anche di fuori città e “ben quattro tesi di laurea sono state compilate con libri trovati nella nostra biblioteca” scriveva il podestà De Gregoris al sovrintendente bibliografico ringraziandolo per l’interessamento grazie al quale, nel 1939, il Ministero per l’Educazione nazionale aveva assegnato alla biblioteca l’Enciclopedia Treccani(33).

La disposizione delle proprietà all’interno del palazzo rendeva difficoltosa ogni azione in quanto le disposizioni testamentarie di Ernesto e Vincenzo Bindi facevano esplicito divieto dell’apertura al pubblico fino a che le tre donne fossero rimaste in vita. Rosina Carelli fece valere il suo diritto di usufrutto fino al 10 febbraio 1941 e Giuseppina Paccamilli fino al 10 novembre 1943(34).

Negli anni della guerra ogni attività fu interrotta e i locali di casa Bindi furono utilizzati a favore di famiglie che avevano perso l’abitazione; una disposizione del commissario straordinario Riccardo Cerulli, nell’agosto 1944(35) autorizzò la famiglia di Giovanni Mascaretti, rimasta senza casa a causa dei bombardamenti, ad occupare “… anche subito, il quartino di casa nel palazzo ‘Bindi’ di proprietà di questo Comune” (una porzione dell’appartamento al primo piano dove oggi si trova la biblioteca). Non fu cosa semplice né breve riavere indietro i locali che, al principio degli anni Cinquanta, risultavano occupati da due famiglie. Le controversie si risolsero in giudizio e il Comune di Giulianova riacquisì il possesso dei locali.

Negli anni 1953 e 1954 si risolsero anche i rapporti con Costanza Rossi; con una transazione bonaria ella continuò a concedere all’Amministrazione comunale l’uso dei locali a sinistra del portone di ingresso già adibiti a biblioteca(36).

Nel marzo del 1953, il soprintendente alle Biblioteche per l’Abruzzo e il Molise di Pescara, Giorgio De Gregori, fece ottenere un contributo di £. 50.000, rinnovato anche l’anno seguente, dal Ministero dell’Educazione nazionale finalizzato alla riorganizzazione della biblioteca(37). La Soprintendenza incaricò Raffaele Aurini(38) bibliotecario alla biblioteca provinciale Melchiorre Délfico di Teramo del riordino e della catalogazione cartacea del patrimonio librario. L’Aurini svolgeva questo lavoro in aggiunta al suo servizio a Teramo, per tre pomeriggi a settimana: martedì, giovedì e sabato dalle ore 15 alle ore 20. In caso di assenza per malattia o impedimenti relativi al lavoro presso la Délfico, Aurini veniva sostituito da Francesco Paolo Moavero, custode, inviato direttamente dalla Soprintendenza che lo coadiuvava nelle procedure di riordinamento materiale delle opere, di spolveratura e di disinfezione. Nell’estate del 1953 erano già al lavoro(39). Le condizioni del palazzo non erano buone, non si era provveduto ancora alle riparazioni dei danni subiti durante la guerra. La Soprintendenza, fermamente decisa a rendere fruibile il patrimonio lasciato dai fratelli Bindi, sollecitava il Comune della città a definire i lavori da fare per mettere in sicurezza lo stabile e a stanziare annualmente una cifra consona per il funzionamento della biblioteca per la quale prevedeva il trasferimento nei locali del primo piano: l’appartamento che era stato occupato da Ernesto Bindi. Nella primavera del 1953 la Giunta comunale diede mandato all’ing. Alessandro De Annibalis di redarre un preventivo di spesa per la ristrutturazione della biblioteca e della pinacoteca. La perizia, consegnata in data 30 luglio 1953 segnala la necessità di urgenti ristrutturazioni che riguardavano il tetto, le terrazze, gli intonaci interni lesionati e gli infissi da restaurare o sostituire(40). Nel 1953 riprese anche l’aggiornamento della biblioteca(41); resta traccia anche del primo prestito effettuato alla biblioteca provinciale “G. D’Annunzio” di Pescara dell’opera di Luigi Sorricchio, Nicola Sorricchio. Vita e Bibliografia.

La soprintendenza, sulle pagine del “Notiziario” divulgò la propria attività a favore della biblioteca: “Di particolare interesse è stata oggetto la Biblioteca V. Bindi di Giulianova ricchissima di materiale miscellaneo abruzzese”(42); richiese al Comune lo stanziamento di una somma non inferiore a £. 700.000(43), cifra ritenuta la minima necessaria per il suo funzionamento. Nell’ottobre 1954 Raffaele Aurini aveva completato l’inventario e si apprestava ad iniziare la catalogazione cartacea dei circa 11.000 volumi; la biblioteca non era aperta al pubblico perché in fase di riordinamento; era composta da una sala di lettura, una sala di lettura riservata e n. 3 magazzini(44).

Nei primi mesi del 1955 il Comune di Giulianova deliberò l’apertura, almeno per qualche ora al giorno della biblioteca e, per l’andamento del servizio, stanziò 400.000 lire(45); inoltre, grazie ai finanziamenti del Provveditorato alle opere pubbliche dell’Abruzzo e Molise e del Ministero della Pubblica Istruzione, fu possibile eseguire i lavori di restauro necessari per la biblioteca e la pinacoteca e commissionare il nuovo arredamento della biblioteca comunale(46). Nel mese di novembre il soprintendente De Gregori comunicava al sindaco la sua imminente visita ispettiva alla biblioteca accompagnato dal prof. Raffaele Delogu, soprintendente ai Monumenti e Gallerie della Regione(47); nella relazione che seguì egli dichiarò che sebbene negli anni tra il 1952 e il 1955 tanto si era fatto per la sistemazione dei locali da adibire a biblioteca “… è stata riscontrata la necessità di procedere ad ulteriori lavori edilizi che conferiscano ai locali quel decoro che essi richiedono per la loro funzione”(48); erano necessari altri lavori che furono finanziati dal Comune.

In questi anni il carteggio tra la Soprintendenza bibliografica ed il Comune di Giulianova fu intenso; si leggono sollecitazioni da parte del soprintendente, ad impegnare somme “previste con la dovuta larghezza ad assicurare la efficienza e lo sviluppo di quegli Istituti [le biblioteche]”(49) unitamente alla richiesta, più volte rinnovata, della nomina di un bibliotecario (sul cui operato la Soprintendenza poteva esprimere parere vincolante)(50) che affiancando l’Aurini avrebbe potuto acquisire le professionalità necessarie per provvedere in futuro alla biblioteca.

Nel luglio del 1956 la biblioteca fu trasferita al primo piano del palazzo(51); del trasferimento e del riordino dei volumi si occuparono Raffaele Aurini e Francesco Paolo Moavero; solo due mesi più tardi il Consiglio comunale, il 24 novembre 1956, approvò il Regolamento per la biblioteca comunale “V. Bindi”(52). Si trattava di un regolamento standard che prevedeva l’istituzione di una Commissione di vigilanza(53) e conteneva alcune specifiche relative alle condizioni riguardanti il prestito interbibliotecario con le biblioteche provinciali di Teramo, Pescara e Chieti; in una postilla finale si legge: “Nella prima attuazione del presente Regolamento le funzioni di Bibliotecario saranno assunte, fino a quando non si provvederà alla revisione della Pianta Organica, da un impiegato del Comune, munito di titolo di studio di lecenza (sic) media superiore…”(54).

Ma già nel 1957, primo anno di funzionamento della biblioteca ormai organizzata nei locali del primo piano, le casse dell’Amministrazione comunale erano vuote e i fondi per la biblioteca esauriti: una situazione definita “imbarazzante” che spingeva a sollecitare alla Soprintendenza la richiesta di un sussidio, poi concesso, dal Ministero della Pubblica Istruzione(55).

Le sollecitazioni per la nomina di un bibliotecario sono frequenti; ma giacché “non è possibile affidare il lavoro di riordinamento in corso a personale nuovo e digiuno di biblioteconomia” il soprintendente De Gregori consiglia all’Amministrazione comunale di servirsi ancora del lavoro competente di Aurini e Moavero(56); furono acquistati: una stufa, una macchina da scrivere Olivetti Lexicon 80/26, un aspirapolvere, un numeratore per il timbro dei volumi.

I lavori procedevano celermente in vista dell’apertura al pubblico che avvenne sabato 26 ottobre 1957(57) con una semplice cerimonia alla presenza del provveditore agli Studi di Teramo, dott. Michele Mandragora, del prefetto dott. Di Pancrazio e del soprintendente De

Gregori; per l’Amministrazione comunale era presente come delegato del sindaco Grue l’assessore prof. Orfeo Simoncini.

La biblioteca era così suddivisa:

– saletta abruzzese (nella quale era sistemata la Direzione, oltre ai volumi conteva gli strumenti di lavoro: macchina da scrivere, timbro della biblioteca ed altro);

– saletta delle arti;

– grande sala di lettura con due tavoli, l’espositore per le riviste e la stufa;

– magazzino;

– stanza della collezione Migliori a sinistra della Direzione nella quale era sistemata la donazione che Amato Alfonso Migliori aveva fatto alla biblioteca civica consistente in sette dipinti, due foto ed un busto in terracotta di Barbella(58).

Raffaele Aurini, al quale l’Amministrazione rinnovava semestralmente l’incarico, continuava a dividersi tra la biblioteca provinciale di Teramo e la biblioteca Bindi di Giulianova era iscritta all’Ente Nazionale per le Biblioteche popolari e scolastiche(59) e ammessa, per un quinquennio, al prestito con le biblioteche pubbliche governative(60).

Già all’inizio degli anni Sessanta furono necessari lavori di riadattamento dei locali della biblioteca; il progetto dell’ing. Gudens Scaramazza fu approvato dal Consiglio comunale nel febbraio del 1964(61) e i lavori iniziarono nel 1967 e prevedevano interventi sul tetto, su canali di gronda e pluviali ma anche riparazioni interne di volte, infissi, pavimenti.

La piantina relativa al progetto elaborato dall’ing. Gudens Scaramazza ci mostra la divisione degli spazi interni della biblioteca(62); mentre ci indica la posizione della raccolta di volumi di argomento abruzzese in Sala Abruzzo, quella che conosciamo ancora oggi, vediamo che la Sala delle Arti è quella di Sud Ovest e troviamo indicate le due stanze che ospitavano la collezione Migliori che affacciano sulla parte nord della terrazza.

Intanto, le resistenze del presidente della biblioteca provinciale di Teramo ormai contrario al distacco di Aurini a Giulianova, e le difficoltà dell’Amministrazione di proporre un nome qualificato da potergli affiancare, spinse la soprintendenza a suggerire il nome di Werther Cerrone che dirigeva, presso la stessa Soprintendenza bibliografica, il lavoro di compilazione del catalogo unico regionale(63). L’esperienza non ebbe lunga durata e necessariamente si fece ancora ricorso all’operato di Raffaele Aurini fino al 1962; sembrò che l’Amministrazione comunale avesse individuato una dipendente comunale che lo potesse sostituire e distaccò in biblioteca nei tre pomeriggi settimanali di apertura la signorina Clara Forcellese alla quale era stato confermato l’incarico provvisorio fino alla definitiva sistemazione del servizio. L’11 luglio 1962 alla presenza del soprintendente bibliografico per Abruzzo e Molise Enza Santoro, del commissario prefettizio Giovanni Manganaro e del segretario comunale Domenico Misantoni avvenne il passaggio di consegne tra Raffaele Aurini e la signorina Clara Forcellese(64).

La nomina fu accolta favorevolmente dalla soprintendente: “[la] Sig.na Forcellese ha tutti i requisiti necessari per espletare tale servizio … ma nessuno ha potuto indirizzarla in tale lavoro e bibliotecario non ci si improvvisa” che consigliava quindi di riassumere temporaneamente Aurini con lo scopo di concludere il suo lavoro di schedatura e di “… avviare la Sig.na Forcellese alla conoscenza e alla padronanza del delicato e importante compito affidatole”(65). La proposta della soprintendenza non fu accettata, il 15 maggio 1964 la Giunta municipale revocava l’incarico provvisorio alla sig.na Forcellese per esigenze di ufficio ritenuto che ella: “non può essere ulteriormente distratta dal servizio, sia pure per le sole ore di lavoro [in biblioteca]”; si decideva quindi di riconfermare Raffaele Aurini(66); egli vi lavorò quasi continuativamente fino all’espletamento del concorso per un posto di bibliotecario che il Comune di Giulianova bandì nell’autunno del 1971. Dei sette candidati iniziali solo due giunsero alla prova orale che si tenne il 18 dicembre: Enrichetta Pellicciardi e Dante Pistilli che fu nominato bibliotecario(67). Il verbale di consegna ci illustra ancora una biblioteca che dispone di una “Saletta Abruzzese”, una “Saletta delle arti” e la Sala di lettura; si perdono le tracce delle due sale dedicate alla collezione Migliori che sono denominate “Stanze interne” probabilmente utilizzate come uffici.

 

* Questa ricostruzione della storia della biblioteca civica “V. Bindi, che dovrà essere ancora oggetto di integrazioni e approfondimenti, prende origine da un precedente scritto sull’argomento a mia firma pubblicato sul n. 27 di questa rivista; varie integrazioni ed un arco cronologico di indagine più vasto mi hanno consigliato questa scelta che avrà il vantaggio di favorire la lettura e di ricomporre in un solo scritto le vicende che portarono il lascito di Ernesto e Vincenzo Bindi a costituire il “cuore” della biblioteca civica di questa città dandole un’impronta unica ancora oggi.

Note

(1) Archivio Comunale Giulianova (di seguito ACG), Documenti concernenti la Biblioteca popolare e la Biblioteca Bindi, 1970, Cat. IX, cl. 7, b. 1, anni 1928/1970 (deposito); Relazione sulle condizioni della biblioteca “Vincenzo Bindi” di Giulianova, Pescara, 7 gennaio 1955 e la Relazione dei lavori già compiuti per il riordinamento della biblioteca “V. Bindi” di Giulianova allegata.

(2) Della vasta bibliografia su Vincenzo Bindi si segnalano soltanto le note biografiche; Aldo Marroni, Catalogo dei periodici abruzzesi posseduti dalla biblioteca civica “Vincenzo Bindi” di Giulianova. Con la Biografia di Vincenzo Bindi, Roseto degli Abruzzi, L’officina Edizioni, 1984 e la voce ad nomen della scrivente in Aurini Raffaele, Dizionario bibliografico della Gente d’Abruzzo, nuova edizione ampliata, 5 volumi, a cura di a cura di Fausto Eugeni, Luigi Ponziani, Marcello Sgattoni, Colledara, Andromeda, 2002.

(3) Archivio di Stato di Teramo (di seguito ASTe), Accettazione di lascito del defunto Ernesto Bindi, Prefettura II, 41, b. 81, fasc. 590, testamento di Ernesto Bindi. La figura di Ernesto Bindi è ancora tutta da indagare, fu medico chirurgo e attivo nella Congregazione di carità della quale nel primo decennio del Novecento, fu presidente; si vd. nel merito, Sandro Galantini, Giulianova e i cappuccini 1901-1918. Vicende religiose, politiche e sociali, “La Madonna dello Splendore”, n. 34 del 2015, pp. 8-36.

(4) Al lascito fu attribuito il valore di £ 65.000; ASTe, Giulianova. Lascito prof. Bindi: biblioteca-pinacoteca-casa di abitazione, Prefettura vers. 1989, b. 59, fasc. 1465.

(5) ACG, La messa funebre fu una messa solenne cantata e celebrata da almeno sei sacerdoti, ACG, Documenti concernenti la Biblioteca popolare e la Biblioteca Bindi, cit., Nota spese; APSF, Liber mortuorum ab anno 1925 ad annum 1946, il nome di Vincenzo Bindi al n. 232.

(6) Il Consiglio comunale di Giulianova con deliberazione del 19 dicembre 1925 intitolava al nome di Vincenzo Bindi la via cittadina denominata “Porta Marina”; Aldo Marroni, Catalogo dei periodici abruzzesi…, cit., p. 1.

(7) ASTe, Giulianova. Lascito prof. Bindi, cit., Estratto da processo verbale di deposito di testamento olografo di Vincenzo Bindi.

(8) Rosa Carelli era nata a Napoli (nel quartiere Chiaia) il 17 febbraio 1852, figlia di Ambrogio Consalvo e di Anna Maria Agnese Addati; ACG, Documenti concernenti la Biblioteca popolare e la Biblioteca Bindi, cit., Comune di Napoli, ufficio di stato civile. Estratto per riassunto dal registro degli atti di nascita.

(9) Figlia di Giulia Carelli sorella di Rosina e di Ferdinando; l’usufrutto nei suoi confronti era subordinato al mantenimento dello stato di nubile che perdurò fino alla morte avvenuta a Giulianova il 24 febbraio 1969 all’età di 79 anni; APSF, Libro dei defunti dal 28.1.1963 al 31.12.1981, alla morte di Vincenzo Bindi aveva solo 38 anni.

(10) ASTe, Giulianova. Lascito prof. Bindi, cit., Estratto da processo verbale di deposito di testamento olografo di Vincenzo Bindi.

(11) Nella lettura dei testamenti si nota solo qualche piccola precisazione riguardo all’usufrutto di alcuni locali come uno stanzino a sinistra del portone d’ingresso (lasciato, con l’ultimo testamento a Rosina e alla nipote), dell’orto su via Bindi e del mezzanino che verrà lasciato definitivamente in eredità al pronipote, ma non c’è mai una indecisione riguardo al lascito delle opere al Municipio di Giulianova.

(12) La perizia estimativa fu affidata all’ing. Ernesto Pelagalli il quale calcolò il valore della nuda proprietà in £. 55.991,96; ASTe, Giulianova. Lascito prof. Bindi, cit.

(13) ACG, Deliberazioni podestarili dal 19.11.1927 al 1.2. 1930, n. 5 dell’8 maggio 1929.

(14) Aldo Marroni, Catalogo dei periodici abruzzesi, cit., p. 16.

(15) ACG, Deliberazioni podestarili dal 19 novembre 1927 al 1 febbraio 1930, n. 76 del 21 settembre 1929.

(16) È indicato nel testamento di Vincenzo Bindi come primo piano; lo abitava con la moglie almeno nell’ultimo periodo della sua vita; nell’estratto del testamento datato 25 maggio 1924 si legge infatti riferendosi alla moglie Rosina: “L’uso e l’usufrutto … del primo piano della mia casa in Giulianova, da me presentemente abitato”; la vedova continuò ad occupare quelle stanze se nel 1938, nell’atto relativo all’apertura per poche ore al giorno della biblioteca, si legge: “nelle ore che alla vedova, la quale abita nei locali adiacenti a quelli ove la biblioteca è situata, dessero minor fastidio”; ASTe, Giulianova. Lascito prof. Bindi, cit., Missiva del commissario prefettizio Riccardo Valeri al prefetto di Teramo 19 gennaio 1938. È presumibile che la proprietà di Vincenzo fosse quella a sinistra del portone di ingresso mentre quella di Ernesto a destra. Oggi è residenza degli eredi Bindi che ne vennero in possesso dopo una lunga causa conclusasi negli anni Cinquanta.

(17) Il commissario prefettizio al prefetto di Teramo, 19 gennaio 1938; Ibidem.

(18) Già dal maggio del 1928 come si evince dalla richiesta di affitto arretrato che nel 1953 Costanza Rossi presenterà al Comune di Giulianova in ACG, Deliberazioni del Consiglio Comunale 1954-55, Cat. I, cl. 9, b. 17, fasc. 1, Estratto dal Registro delle Deliberazioni del Consiglio Comunale, n. 100 del 30 agosto 1954.

(19) ACG, Documenti concernenti la Biblioteca popolare e la Biblioteca Bindi, cit.

(20) ACG, Deliberazioni podestarili dal 19 novembre 1927 al 1 febbraio 1930, n. 41 del 26 luglio 1929 con la quale il Comune accetta il lascito.

(21) Lettera del podestà Migliori al soprintendente Venè, 27 luglio 1928; ACG, Documenti concernenti la Biblioteca popolare e la Biblioteca Bindi, cit.

(22) Deliberazione del R. Podestà, n. 225 del 7 settembre 1928; l’ammontare dei lavori era di £ 800.000; Ibidem.

(23) L’avvocato Francesco Cerulli, esecutore testamentario di Vincenzo Bindi, fu curatore della ricomposizione della proprietà comunale di palazzo Bindi.

(24) Catalogo della Collezione di Libri ed Opuscoli riguardante gli Abruzzi od appartenenti ad autori abruzzesi donati al Comune di Giulianova da Vincenzo Bindi, Pescara, R. Stab. Tip. D. De Arcangelis & Figlio, 1930.

(25) Verbale di consegna, 27 novembre 1930. La signora Rosina trattenne 91 quadri (dal n. 1 al n. 91 dell’elenco) dei quali assicurava la conservazione; ACG, Documenti concernenti la biblioteca popolare e la biblioteca Bindi, cit.

(26) Stabile e beni erano stati assicurati “… contro i danni dell’incendio e del fulmine”. Il valore complessivo del lascito, stimato in £ 750.000, venne assicurato da due compagnie di Torino: “La Fondiaria” e la “Compagnia Anonima di Assicurazione” le quali assicurarono lo stabile per 10 anni ed ognuna per il 50% del valore; ASTe, Giulianova. Lascito prof. Bindi, cit., Delibera del R. Podestà n. 74 del 18 settembre 1930.

(27) ACG, Deliberazioni podestarili dal 19 novembre 1927 al 1 febbraio 1930, n. 5 dell’8 maggio 1929.

(28) “… fin quando non sarà provveduto alla regolare nomina del personale da adibirsi al servizio di direzione e custodia”; ACG, Registro delle deliberazioni del Commissario Prefettizio dal 24 giugno 1933 al 12 agosto 1933 e del Podestà dal 19 agosto1933 al 28 giugno 1935, n. 150 dell’8 maggio 1934. Al De Bartolomei fu fissato un compenso di £. 1.200 per ogni anno dal 1934 in poi, e la somma di £. 1.500 per gli anni addietro.

(29) Il podestà al soprintendente bibliografico sconsigliando una inaugurazione ufficiale della biblioteca per il timore di arrecare disturbo alle usufruttuarie e mettere in pericolo lo stesso lascito stesso a causa del vincolo esistente di non aprire biblioteca e pinacoteca al pubblico fino all’esistenza in vita delle usufruttuarie; ACG, Ripristino Biblioteca Bindi, Cat. I, cl. 19, b. 1 (deposito).

(30) Ibidem.

(31) ACG, Deliberazioni 1938-1939, Cat. I, cl. 9, b. 21. fasc.1; n. 94 dell’8 giugno 1938.

(32) La documentazione dell’intera vicenda si concluse con il contratto di acquisto, 28 maggio 1936; ASTe, Giulianova. Lascito prof. Bindi, cit.

(33) ACG, Ripristino Biblioteca Bindi, cit.

(34) APSF, Liber mortuorum ab anno 1925 ad annum 1946, vi si leggono le due trascrizioni.

(35) ACG, Documenti concernenti la Biblioteca popolare e la Biblioteca Bindi, cit.

(36) L’anno seguente richiese al Comune l’affitto arretrato degli stessi locali sui quali era ancora vivo il suo diritto di usufrutto e dei quali aveva appena prorogato l’uso a favore del Comune; per il pagamento delle annualità arretrate il Comune dovette ricorrere ad un mutuo, per un totale di £. 110.000 che contrasse con la Cassa DD. E PP; ACG, Deliberazioni del Consiglio Comunale 1954-55, Estratto dal Registro delle Deliberazioni del Consiglio Comunale, n. 100 del 30 agosto 1954.

(37) Il provvedimento era legato alla necessità di riorganizzare la biblioteca anche in considerazione dell’età avanzata del De Bartolomei; egli passò a miglior vita il 21 luglio 1953. Si era preso cura della biblioteca e della pinacoteca era stato sindaco della città ed il Comune di Giulianova, per onorarlo dispose i funerali in forma pubblica e se ne assunse l’onere per una spesa totale di £. 44.000 ACG, Delibere di Giunta 1953, n. 236 del 4 agosto 1953.

(38) Raffaele Aurini, bibliotecario, direttore della biblioteca Délfico di Teramo, storico, autore della prima bibliografia abruzzese, il Dizionario bibliografico della gente d’Abruzzo pubblicata in cinque volumi. Socio e deputato della Deputazione di Storia Patria per gli Abruzzi, Nel 1969 fu tra i Soci fondatori dell’Istituto Abruzzese di Ricerche Storiche. Il sito su Raffaele Aurini curato dal compianto Lucio De Marcellis raccoglie notizie e dati molto completi sulla famiglia Aurini. All’attività di Raffaele Aurini si deve anche la fondazione, nel 1954, della sezione Abruzzese-molisana dell’Associazione Italiana per le Biblioteche sotto la presidenza di Giovanni Jannucci presidente della provincia di Pescara e la vicepresidenza di Pietro Ventura; consiglieri erano: Raffaele Aurini, Renato Brancaforte, Antonio Rufi, Raffaele Tiboni; segretario: Mario Zuccarini. È grazie a lui che la biblioteca civica Bindi si iscrisse all’Associazione per il triennio 1955-1957 contribuendo allo sviluppo di una professione ancora oggi poco compresa.

(39) La prima nota spese presente tra le carte porta la data del 16 settembre 1953 e si riferisce al periodo 15 Luglio – 15 Settembre 1953 per cui, pur in assenza di un documento di nomina da parte della Soprintendenza, possiamo con una certa sicurezza dire che dall’estate del 1953 Raffaele Aurini, assieme a Francesco Paolo Moavero lavorarono al riordinamento della biblioteca civica; ACG, Documenti concernenti la Biblioteca popolare e la Biblioteca Bindi, cit.

(40) ACG, Delibere di Giunta 1953, Estratto dal verbale di deliberazione della Giunta comunale, n. 280 dell’8 settembre 1953. L’importo del costo dei lavori è di £. 851.458.

(41) L’aggiornamento della biblioteca iniziato in questi anni si farà più incisivo dopo la riapertura.

(42) “Notiziario della Soprintendenza alle Biblioteche per l’Abruzzo e il Molise”, diretto dal soprintendente Giorgio De Gregori; redattore Mario Zuccarini, Anno I, N. 1 del 25 giugno 1954.

(43) Missiva del soprintendente Giorgio De Gregori al sindaco dei Giulianova datata 10 ottobre 1954; ACG, Documenti concernenti la Biblioteca popolare e la Biblioteca Bindi, cit.

(44) Modulo da riempire inviato dal Ministero della Pubblica Istruzione-Istituto centrale di Statistica per una Statistica delle Biblioteche per l’anno 1954; Ibidem.

(45) Ibidem.

(46) Il soprintendente Giorgio de Gregori comunicava al sindaco di Giulianova che la ditta Rucci di Atessa era autorizzata ad eseguire la fornitura; Ibidem.

(47) Ibidem.

(48) Relazione sulle attuali condizioni della Biblioteca “Vincenzo Bindi” di Giulianova del soprintendente bibliografico dell’Abruzzo e Molise, 7 gennaio 1955; Ibidem.

(49) Ibidem.

(50) Sulla nomina comunale del personale della biblioteca, la Soprintendenza esprimeva parere vincolante; era accaduto nel caso di un aspirante bibliotecario che fu ritenuto assolutamente inidoneo al lavoro.

(51) Da una nota di pagamento inviata dalla Soprintendenza all’Amministrazione comunale di Giulianova datata 27 settembre 1956; Ibidem.

(52) Estratto dal Registro delle Deliberazioni del Consiglio Comunale, delibera n. 65 del 24 novembre 1956; Ibidem.

(53) Della Commissione di vigilanza si è trovata una prima traccia nel 1960, come rappresentante della Soprintendenza fu nominato Raffele Aurini, i soli nomi degli altri componenti di cui può darsi notizia sono quelli di due insegnanti: Adriana Mazzocchi e Giulio Nenna; Ibidem.

(54) E prosegue: “corrispondendo allo stesso un compenso mensile di £. 15.000 per tale lavoro straordinario. Le funzioni di inserviente saranno affidate, così come per il Bibliotecario, provvisoriamente ad uno dei Messi comunali con un compenso di £. 5.000 con alcune aggiunte relative”; Ibidem.

(55) Il sindaco Grue al soprintendente, 11 ottobre 1957; Ibidem.

(56) Lettera del soprintendente Giorgio De Gregori al sindaco, 25 gennaio 1957; Ibidem.

(57) Dal 1° gennaio 1953 fino al 30 settembre 1957 le spese affrontate dal Comune di Giulianova per la biblioteca comunale ammontavano a £. 1435.827 (£. 878.364 per il riordinamento e £. 554.463 altre spese); Ibidem.

(58) La donazione di Amato Alfonso Migliori era legata alla intestazione di una sala della biblioteca civica ai “F.lli Migliori”; in realtà, in due verbali di consegna visionati la dicitura letta è “Sale della collezione Migliori”. La donazione Migliori potrà essere oggetto di studio dedicato; si veda per l’ipotesi affacciata circa il busto di Barbella il contributo di Sirio Maria Pomante “Regione d’ingegni gagliardi”. Vincenzo Bindi e la costruzione dell’identità d’Abruzzo sul Patrimonio culturale: l’uomo, il legame con gli artisti abruzzesi e la collezione d’arte nella sua casa, su questo numero alle pp.131-143; ACG, Estratto dal Registro delle deliberazioni del Consiglio comunale, delibera n. 42 del 25 maggio 1957; Ibidem.

(59) L’iscrizione all’Ente Nazionale per le Biblioteche popolari e scolastiche permetteva l’acquisto di libri con uno sconto del 25% oltre a invii gratuiti di libri e del periodico “La parola e il libro”. Il presidente dell’Ente, Ettore Apolloni aveva visitato la biblioteca il giorno dell’inaugurazione; Ibidem.

(60) Missiva del soprintendente Giorgio De Gregori al Sindaco di Giulianova, 21.07.1958; Ibidem.

(61) Estratto dal Registro delle deliberazioni della Giunta Municipale, 15.10.1964. I lavori furono affidati all’ Impresa Ferruccio Ettorre ma un ritardo nell’inizio dei lavori determinò l’affidamento all’impresa Valentini a motivo del fatto che l’impresa Ettorre nel frattempo aveva cessato l’attività; Ibidem., Verbale di consegna all’impresa Adriano Valentini e, nello specifico il preventivo al progetto di variante ai lavori di riattamento e sistemazione dello stabile adibito a biblioteca comunale “V. Bindi”; Ibidem.

(62) ACG, Lavori pubblici-Edilizia pubblica e privata. Edilizia pubblica e privata, Cat. X, cl. 10, b. 18, fasc. 3 (storico).

(63) Estratto dal Registro delle deliberazioni della Giunta Municipale, 15.01.1960; Ibidem.

(64) Verbale di consegna della biblioteca comunale di Giulianova, 11.07.1962; Ibidem.

(65) La soprintendente bibliografica dott. Maria Teresa Blundo all’Amministrazione comunale di Giulianova, 1° febbraio 1964; Ibidem.

(66) Estratto delle deliberazioni della Giunta Municipale, 15.05.1964; Ibidem.

(67) Verbale di consegna della biblioteca comunale “V. Bindi” di Giulianova, 1.2.1972; Ibidem.

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